Sébastien Frey

Sébastien Frey

Arrivò in Italia in punta di piedi, esile proprio come “La Flaca” degli Jarabe De Palo che spopolava nei Jukebox di quel periodo. Ricordo che frequentavo le superiori, era settembre, c’erano ancora le lire, gli zaini Invicta, i diari, e quella strana voglia di tornare fra i banchi di scuola. I cronisti, quando parlavano di questo francesino estroverso, segnalato da Walter Zenga e portato a Milano in mezzo a un Inter piena zeppa di campioni, si sbizzarrivano con le pronunce: da Frei, a Freì, che poi con una fantasia immotivata diventava Freè, e mentre ci si preparava al nuovo millennio, lui, cominciava la scalata a conquistare l’Italia e il cuore dei tifosi a suon di parate, acrobazie e colpi di reni, reattivo come pochi portieri, resterà uno dei migliori della Serie A di sempre, il quinto straniero con più presenze nella storia, anche se, considerando il suo forte legame all’Italia, di straniero aveva veramente poco. Inspiegabile il cattivo rapporto con la nazionale francese, nonostante la sua bravura. Forte tra i pali, forte nei look! Negli ultimi anni delle “Scarpette da calcio tutte nere, altro come adesso” per un creativo come lui mettersi in mostra non era facile, eppure lui, lo faceva in tutti i modi. Pettinature ossigenate, basette, completi rosa e numeri di maglia! Come quel numero 17 a Verona con il quale si mise in mostra e da dove partì tutto. Poi di nuovo Inter, Parma e Fiorentina. Pur di giocare con i Viola si decurta l’ingaggio, particolare non da sottovalutare, passa 6 stagioni con la Fiorentina e lascia un pezzo di cuore a Firenze, per i tifosi resterà indimenticabile. Chiude la carriera italiana con il Genoa conquistando due salvezze consecutive, una passerella niente male per uno che non si è mai stancato di ricevere applausi. Nel 2015 lascia i guanti da portiere, ma non smette di abbandonare il suo sorriso e la sua allegria che lo hanno reso indimenticabile. Straordinaria la sua somiglianza con il compianto Pau Donès degli Jarabe De Palo. Oggi, a distanza di un ventennio o poco più, quando ascolto “La Flaca” penso a lui, a quel calcio genuino fatto di calciatori come lui che non ci sono più. Penso a quei pomeriggi di settembre e a quella strana voglia di tornare fra i banchi di scuola alla quale non so ancora dare una spiegazione.


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